OFELIA 

regia e interpretazione Silvia Battaglio liberamente ispirato a Amleto (William Shakespeare) suggestioni letterarie Pier Paolo Pasolini, Mariangela Gualtieri, Albert Camus coreografie e drammaturgia Silvia Battaglio suggestioni musicali Quintorigo, Maria Pia De Vita, Opus Avantra, Peter Gabriel scene e disegno luci Lucio Diana costumi Daniela Gramaglia produzione Tangram Teatro Torino in collaborazione con Biancateatro con il contributo di Regione Piemonte, Sistema Teatro Torino, Città di Torino

 

E’ un’ Ofelia multiforme quella cui Silvia Battaglio offre voce e corpo. Ed ecco la parola farsi immagine per riempire lo spazio in sequenze coreografiche di grande impatto: una parabola narrativa che raggiunge la sua climax nell’atto estremo, in quella canzone del salice che rappresenta per Ofelia la catarsi di un’intera esistenza. Silvia Battaglio, giovane attrice torinese di formazione emiliana, costruisce un’ora di intenso teatro dove ad impressionare è la padronanza del materiale drammaturgico ed emotivo: un’Ofelia pronta a vestire i panni di Amleto, ad evocare Polonio o la regina Gertrude, sempre con estrema naturalezza e apparente facilità, salvo poi abbandonarsi a un delirio finale che sembra voler, in maniera del tutto provocatoria, interrogare ed interrogarsi sul dramma eterno della follia umana. R. Canavesi - Prima Fila



Silvia Battaglio, giovane autrice e interprete di questo concentrato e intenso spettacolo, offre la propria voce e il proprio corpo alla triste Ofelia, trasformandosi in specchio dei desideri, della resistenza a quell'arte del compromesso indispensabile a corte, che condurranno la giovane alla morte. Con una tunica candida, un pesante cappotto scuro e qualche fragile fiore quali unici oggetti di scena, l'attrice traduce in movimenti studiati e variati accenti, incertezze e trasalimenti di Ofelia, oggettivandone la follia in una danza che appare allo stesso tempo disperata e liberatoria. L. Bevione - Hystrio

In scena Silvia Battaglio, che firma anche il progetto dello spettacolo: quasi un’incursione epidermica nella dimensione parallela di Amleto, quasi un viaggio attraverso la parola che si fa musica e movimento per trovare l’impalpabilità propria di Ofelia, il non detto, i pensieri. Silvia Battaglio offre una prova di grande misura e concentrazione: un’interpretazione spesso seducente per un nitore che sa essere saldo nel solco potenzialmente insidioso della propria lettura. Vivissimi applausi. A. Cipolla - la Repubblica

 

Ofelia affoga il sogno e la speranza in una vasca trasparente. Ofelia dondola l’altalena del dolore e del sorriso appesi a una corda. In lei si riconoscono donne di diversa età, adolescenti e mature: sfregiate da un identico graffio nell’anima, vicine per il modo di patire le conseguenze di un amore. Sarà per questo che la platea del Gobetti applaude a lungo, unanime, Ofelia, lo spettacolo proposto da Silvia Battaglio, in cartellone, sino ad oggi, per la stagione dello Stabile. (…) Ha la grazia di un’operina pop, a tratti, la solennità dei classici. La coinvolgente Battaglio, sola inscena,offre una prova che appassiona il pubblico, affrontando con potenza e sensibilità, misura e adesione la “sua” Ofelia con un’interpretazione modulata e una gestualità che richiama alla danza. S. Francia - La Stampa

Lo spettacolo affonda le sue radici nell’opera shakespeariana, dove Ofelia vive nascosta dietro lo sguardo di Amleto, subendo un destino subalterno. Per Amleto il mondo non sembra più essere un luogo di coerenza ma anzi un insieme di gesti e parole sparse, svuotate del loro senso più profondo. Nello spettacolo Amleto vive in una sorta di disequilibrio continuo, interrogandosi sul senso più profondo della vita e, parlando attraverso gli occhi di Ofelia, si chiede se esista ancora un centro, un modello del mondo al quale far riferimento, una verità in cui credere. E’ in questa zona di disorientamento che Ofelia prende forma e sostanza portando in primo piano la sua storia, la parola e la danza si intrecciano per cercare di far emergere un sentimento che si dissolve nella fatica dei nostri giorni, nella difficoltà di essere e di reagire, più che di agire. Ofelia è una creatura senza macchia che crede all’amore di Amleto e, senza esitazione, gli vola incontro come una fanciulla ingenua e ignara del suo destino per poi toccare la realtà nella sua cruda evidenza, la stessa realtà che spesso ci lascia senza spiegazioni, senza risposte: l'abbandono della persona amata. Ofelia, illusa e delusa, sedotta, abbandonata, amata forse, respinta senza ragione, si guarda per un attimo dentro, cercando di mettere ordine tra i suoi pensieri e per farlo entra nelle vesti di Amleto, di Gertrude e Polonio, ridipingendone i personaggi. Ofelia recupera il ricordo tra lei e Amleto attraverso le parole e i gesti che la terranno per sempre legata a un amore così necessario e allo stesso tempo terribile, ricorda, ascolta, rifiuta, dimentica. E infine torna all’origine e, pacificata, lascia andare il respiro e si abbandona, insiema al suo canto, alla mamma acqua.

 

Creazione: 2006 | Durata: 60 minuti | Pubblico: +14 | Primo studio: La Piattaforma Festival edizione 2005 | Secondo studio: Tangram Teatro Torino stagione 2004/05 | Debutto nazionale: Teatro Stabile Torino stagione 2005/06

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