laRT Laboratorio ricerca teatrale 

Nasce come gruppo permanente under 30 nella primavera del 2014 con l'intento di offrire un percorso di FORMAZIONE/CREAZIONE specifica a coloro che, avendo già terminato una scuola di teatro o un percorso di formazione di almeno due anni, sentano il bisogno di approfondire il percorso di studi attraverso una metodologia di lavoro che dal teatro fisico apra la strada all'analisi di opere teatrali dal repertorio classico e contemporaneo, perseguendo come obiettivo finale l'allestimento di uno SPETTACOLO TEATRALE da inserirsi all'interno della rassegna Maldipalco, organizzata da Tangram Teatro con il sostegno di Piemonte Dal Vivo. LART si propone, tra gli altri, l'obiettivo di avvicinare giovani e talentuosi interpreti - accuratamente selezionati - al professionismo, nel confronto diretto con le compagnie e gli artisti ospitati all'interno della stagione del Tangram Teatro.

Tra gli spettacoli realizzati:

CASA MADDALENA 1996

creazione 2019 regia, movimenti e drammaturgia Silvia Battaglio interpretazione e testi Greta Fanelli, Francesca Gallo, Giulia Madau, Alessia Ferrero, Eleonora Monticone, Linda Borello, Lorenzo Paladini, Emanuele Rebecchini scrittura di scena ispirata alle Case Magdalene (Magdalene Laundries) suggestioni letterarie Eclipsed (Patricia Burke-Brogan) suggestioni cinematografiche e documentari storici Magdalene (Peter Mullan), Sex in a cold climate (Steve Humphries) musiche Bach, Arvo Part, Jan Garbarek, Roberto Murolo produzione Biancateatro/LaRT in collaborazione con Tangram Teatro

In Irlanda tra il 1922 e il 1996 la Chiesa cattolica ridusse a schiavitù oltre 30mila ragazze all’interno delle Magdalene Laundries, istituti di reclusione in cui giovani ragazze, considerate socialmente inaccettabili, scontavano non solo la propria diversità ma anche il danno di vivere in una società preda del fanatismo religioso, subendo torture psicologiche, fisiche e abusi sessuali. Nel 2011 il Comitato contro le torture delle Nazioni Unite fece aprire un’inchiesta per porre luce su quanto accaduto, ciononostante la Chiesa declina ogni responsabilità. Casa Maddalena 1996 è una scrittura di scena che si ispira all’opera teatrale Eclipsed di Patricia Burke-Brogan, al docufilm Sex in a cold climate di Steve Humphries e a Magdalene l’intenso film di Peter Mullan. Casa Maddalena 1996 non è uno spettacolo che desidera raccontare una storia a lieto fine, e nemmeno una fine, Casa Maddalena 1996 vuole portare in scena una traccia, in memoria di tutte quelle persone vittime di un potere che spesso, ancora oggi, fa della Chiesa un luogo di abuso e violenza.

IL COMPLEANNO 

 

creazione 2018 regia e drammaturgia Silvia Battaglio con Greta Fanelli, Francesca Gallo, Giulia Madau, Alessandra Minchillo, Alessia Ferrero, Federico Rinaudi, Luca Budano, Lorenzo Paladini liberamente ispirato a Il Compleanno (Harold Pinter) musiche Billie Holiday, Murcof produzione Biancateatro/LaRT in collaborazione con Tangram Teatro

 

A dieci anni di distanza di uno dei più grandi drammaturghi britannici del secondo dopoguerra, lo spettacolo è liberamente ispirato a un'opera teatrale la cui cifra stilistica trae forza dalla potente drammaturgia di Pinter, abilissimo nel ricreare una tensione psicologica, implicita e ambigua, che permea sottilmente i profili e le relazioni di tutti i personaggi, restituendoci un senso di costante inquietudine del vivere, nonostante all’apparenza non sembri essercene motivo. Erede di Samuel Beckett, il teatro di Pinter è stato definito teatro della minaccia, dove potere e senso di claustrofobica oppressione permeano le azioni, spesso inconcludenti dei personaggi, ognuno dei quali sembra abbia qualcosa da nascondere, ognuno dei quali sembra voler fuggire da qualcosa, sullo sfondo di un passato nebuloso e a tratti inquietante. L’opera letteraria di Pinter affonda le sue radici nelle grandi correnti letterarie del ‘900 ed è capace di smontare i precari equilibri dei ruoli, di ribaltare il piano della comunicazione, di rendere assurdi i dialoghi, di svelarne l’inconsistenza, comunicandoci il non-senso e la violenza di un’epoca della quale oggi come ieri facciamo parte e di cui subiamo meccanismi spesso incomprensibili e oscuri, senza nemmeno rendercene conto.

PINOCCHIO DEI BALOCCHI

creazione 2017 regia, coreografie e drammaturgia Silvia Battaglio testi e interpretazione Alessandra Minchillo, Giulia Madau, Greta Fanelli, Francesca Gallo, Lorenzo Paladini, Luca Molinari, Luca Manero, Federico Rinaudi una riscrittura liberamente ispirata a Pinocchio (Carlo Collodi) suggestioni musicali Goran Bregovic, Murcof, Luc Ferrari produzione Biancateatro/LaRT in collaborazione con Tangram Teatro, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Liceo Scientifico Ettore Majorana

Pinocchio dei Balocchi è una riscrittura del famoso testo di Collodi, una giostra di corpi, voci, danze e canti in cui gli otto interpreti - sempre presenti in scena - si immergono anima e corpo nei personaggi attraversando sentimenti universali quali la paura, la solitudine, la crudeltà, l’ingenuità, l’amore. Pinocchio ci parla di due temi fondamentali: l’identità, nello specifico l’identità del bambino che cammina affianco al mondo degli adulti nella faticosa e costante ricerca di se stesso e di una collocazione all’interno della realtà, e la trasformazione, intesa come trasformazione non solo interiore bensì corporea e fisica, laddove Pinocchio da tronco di legno diventa burattino di legno, poi ciuchino, e infine essere umano. Pinocchio dei Balocchi è stato costruito attraverso una drammaturgia di parole e immagini che parlano di noi stessi, rivelando il mondo interiore di “personaggi” che in fondo non sono così diversi da noi, ed ecco dunque il commovente lacerarsi, sotto il peso della disillusione, dei ramibacchetta di legno della fragile Fata; la limpida follia di Lucignolo e della sua fisarmonica; il canto nostalgico di Pinocchio-bambina, sola al mondo, ingenua e teneramente birbante; gli ingannevoli, tragicomici e potenti stratagemmi di StregaGatto e MammaVolpe; il volo mentale di Mangiafuoco che alla fine riesce a toccare la sua tenerezza; la fisicità inquieta, danzante e selvatica di Pinocchio-adolescente, in continua lotta con il suo io ribelle; fino al diario intimo del megalomane Grillo, custode di una verità, di un segreto che nessuno conosce. E’ attraverso questo viaggio iniziatico, quasi dantesco, di apprendimento, costellato di rinunce, di scoperte, di incontri, è attraverso questa ricerca spesso interrotta da eventi traumatici, combattuta, incoerente, facile preda dei vizi eppure necessaria, che risiede tutta la bellezza di un piccolo e insolito bambino che tenta di diventare un “adulto sano e responsabile”, un individuo in grado di trovare una suo piccolo posto nel mondo, pur nella fatica dei nostri giorni incerti.

IL TEMPO DI UN INVERNO 

 

creazione 2016 regia e drammaturgia Silvia Battaglio con Giulia Maino, Giulia Madau, Elisa Diacono, Francesca Gallo, Greta Fanelli, Alessia Ferrero, Luca Manero, Lorenzo Paladini  ispirato al film Nel bel mezzo di un gelido inverno (Kenneth Branagh) suggestioni musicali Alva Noto, Billie Holiday produzione Biancateatro/LART in collaborazione con Tangram Teatro

 

Joe Harper è un attore frustrato e amareggiato dal mercato che ruota intorno al teatro e, nello specifico, alle grandi produzioni teatrali, tenta così l’ultima carta contro un destino avverso e decide di allestire un’edizione di Amleto del tutto personale. Si autofinanzia con i suoi ultimi risparmi e, decidendo di interpretare lui stesso la parte del principe danese, riunisce un cast eterogeneo di attori squattrinati, in difficoltà o sul viale del tramonto, per allestire il suo Amleto all’interno di una piccola chiesa sconsacrata, in cui le vicende e i sentimenti personali degli attori si intrecciano ai ruoli che essi stessi ricoprono. Vengono così pian piano in superficie le profonde fragilità degli attori, la loro naturale propensione al sogno, alla condivisione, ma anche al narcisismo, alla delusione e all’instabilità. E così l’umano che si muove in loro emerge lentamente suscitato dalla potenza del dramma Shakesperiano che è in grado allora come oggi di portare in scena la verità. Attraversando questo testo è inevitabile riflettere, tra ironia e disillusione, sul valore politico di riproporre un’opera classica, complessa e stratificata ad un pubblico moderno, distratto da rappresentazioni facili, indifferente al teatro-rituale, e spesso affascinato da un teatro-intrattenimento, confezionato, esteriore e povero di contenuti. Nello stesso istante la riflessione si apre al senso profondo e intimo che ognuno di noi attribuisce al fare teatro, alla possibilità che esso possa esistere ancora oggi come urgenza personale, come condivisione, come arte sganciata e libera dalle logiche di mercato: un teatro che è ancora materia viva, plasmabile, in grado di operare un cambiamento, un pensiero, un’azione, in ogni persona, in ogni tempo e in ogni luogo del mondo. 

NATI DALLA TEMPESTA

 

creazione 2015 regia, coreografie e drammaturgia Silvia Battaglio con Giulia Maino, Giulia Madau, Daniela Pisci, Elisa Diacono, Luca Molinari, Luca Manero, Lorenzo Paladini suggestioni letterarie Otello, Amleto (William Shakespeare) suggestioni musicali Torgue&Houppin, Mashinka, Anja Lachner, Edu Lobo produzione Biancateatro/LaRT in collaborazione con Tangram Teatro

Lo spettacolo, risultato dell’ormai consolidato Laboratorio di Ricerca Teatrale, nasce dalla volontà di lavorare con alcuni giovani e motivati interpreti sui testi Amleto e Otello, attraversando quella tempesta dell’essere che qui assume per ognuno di noi la forma e la sostanza di un vero e proprio percorso interiore. La Tempesta si muove dentro la vita ed è forse la vita stessa che ci plasma, ci confonde, ci inganna, ci illumina. E così siamo diversi ogni giorno, spinti da quella tempesta interiore fatta di aspirazioni e passioni spesso in contrasto tra loro, che talvolta diventano piccoli e quotidiani atti di abuso di potere, di prevaricazione, dove la vita diventa una danza feroce per la conquista di un ruolo da interpretare, come in una vera e propria giostra di esistenze precarie, in cui ognuno è e non è nello stesso momento. E cosa resta dopo la tempesta? Forse la visione di un altrove, forse un ritorno, un fiore giovane e dimenticato da tutti, un addio sacro che resiste alla tempesta e ci consegna la bianca consapevolezza di ciò a cui siamo destinati: l’amore.

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